Detox my fashion: Greenpeace premia i marchi più green

detox-my-fashionAuthor:  Emanuela L.
Photo: www.greenpeace.org

Anche il settore della moda diventa green, dimostrando con il passare degli anni la sua vicinanza ai problemi ambientali che tendono ad avere un peso anche nelle industrie tessili. Per tale ragione dal 2011 Greenpeace ha lanciato la campagna Detox my fashion, pensata a favore di una moda libera da sostanze tossiche. L’obiettivo è quello di portare nei prossimi anni alla totale eliminazione di tutte le sostanze nocive impiegate nel processo di produzione degli abiti.

L’organizzazione non governativa da sempre attenta ai problemi dell’ambiente, ha sottolineato come per decenni le industrie tessili abbiano utilizzato i corsi d’acqua del mondo come vere e proprie discariche a cielo aperto, anche a causa di leggi e regolamentazioni insufficienti sotto questo punto di vista. Questo ha contribuito a portare negli anni ad enormi conseguenze ambientali e non solo. Per tale ragione, la lotta all’inquinamento delle acque da parte delle industrie della moda è diventata una delle priorità maggiori per Greenpeace, soprattutto in Paesi del mondo come la Cina, dove manca l’acqua potabile.

Negli ultimi anni, tuttavia, si sono registrati i primi apprezzabili risultati, con l’adesione alla campagna Detox da parte di importanti marchi della moda – in tutto 76 a livello internazionale – e che hanno portato ai primi cambiamenti anche a livello legislativo, sia in Europa che in Asia.

Nell’ambito della terza edizione della Sfilata Detox, Greenpeace ha pubblicato la classifica dei grandi marchi della moda che hanno tenuto fede agli impegni sottoscritti nell’ambito della campagna pensata per eliminare le sostanze tossiche dai processi di produzione. Tra i maggiori marchi aderenti, i migliori sono stati Benetton, Zara e H&M definiti non a caso “marchi all’avanguardia”. Il responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, Giuseppe Ungherese, parlando dei tre brand sopra citati ha sottolineato come gli stessi stiano “guidando l’intero settore e imponendo un nuovo standard a livello mondiale”.

A non fare una bella figura, invece, sono stati marchi del calibro di Esprit, Nike, Victoria’s Secret e LiNing, inseriti nella categoria “Retrovie” in quanto non hanno ad oggi compito i passi necessari a impedire l’inquinamento a causa delle sostanze chimiche generate dalle loro industrie.

L’appello ad aderire alla campagna contro l’adozione di sostanze tossiche è ovviamente rivolto a tutti i grandi marchi italiani e non solo, per una moda più green che tenga conto anche dell’ambiente nel quale viviamo.