Author: Emanuela Longo
Photo: Gioia.it

Dal 20 al 26 febbraio 2018 è andata in scena la settimana della Moda di Milano, l’evento che ha radunato i più importanti marchi fashion pronti a presentare le loro collezioni per la stagione Autunno Inverno 2018-2019. Sono state in tutto 64 le sfilate andate in scena, per un totale di 156 collezioni che si sono andate ad alternare a feste, eventi e l’inaugurazione di una mostra dedicata alla moda italiana, a Palazzo Reale.

Tra le sfilate che più di tutto hanno fatto discutere, non solo sui siti specializzati ma tra la gente anche non interessata alla moda, segnaliamo senza dubbio quella di Gucci. Il suo direttore creativo Alessandro Michele, ha portato in passerella modelle e modelli mentre sfilavano in una sala operatoria con in braccio cuccioli di drago o le loro stesse teste mozzate. Il messaggio, tanto messo in discussione, in realtà era connesso al lavoro stesso dello stilista, chiamato a recuperare, ricucire e assemblare, ma l’ambientazione ha fatto inevitabilmente storcere il naso a tanti.

E poi c’è stato Prada con il suo messaggio femminista ed i materiali tecnologici che hanno caratterizzato le sue collezioni, mentre Moschino ha portato in scena le sue modelle-aliene. Donatella Versace ha invece voluto ricordare il ventennio dalla morte del fratello Gianni con la sfilata dal titolo The Clans of Versace. Dolce & Gabbana, inoltre, hanno puntato sull’aspetto prettamente religioso. Lo dimostrano le parole dello stesso Domenico Dolce che, alla vigilia della Milano Fashion Week aveva commentato: “La moda non è un lavoro, la moda è devozione. Vivi, dormi e mangi con la moda, non smetti mai di parlarne e la ami con tutto il cuore”.

Nonostante l’enorme successo in termini di pubblico, le critiche non sono comunque mancate. Sono stati in tanti, infatti, a pensare che le sfilate di Milano si sono dimostrate essere fin troppo legate al passato ed alla tradizione. Tra le poche eccezioni viene ricordato Moncler con il progetto Genius e che ha richiesto un lavoro rivoluzionario ai propri stilisti, ovvero reinventare il suo classico piumino.